mercoledì 24 novembre 2010

Sull'acqua

Da un lato la mediatica campagna della coop, dall'altra la situazione critica dell'acqua potabile in molti comuni italiani, che ha portato la commissione europea a dare uno stop, anche se parziale, alle deroghe sui limiti alla concentrazione di veleni nelle acque potabili.
Una lettura superficiale, o strumentale, delle due posizioni produrrà ancora più caos sull'argomento.
Ma non è più tempo di letture superficiali. Vanno letti i documenti, capite le ragioni e analizzate le situazioni. Non è più tempo di generalizzazioni.
Alcune domande:

  • nelle acque minerali questi valori sono controllati? 
  • nelle acque minerali i limiti sono gli stessi dell'acqua potabile?
  • chi è il gestore del servizio idrico nelle zone in esame?

Per approfondire: Arsenico (e Uranio) e acque minerali

La commissione europea, nel dare lo stop alle deroghe, pretende (giustamente) che i sindaci informino "gli utenti sulle modalità per ridurre i rischi legati all'acqua potabile per la quale è stata concessa la deroga, e in particolare informa gli utenti sui rischi legati al consumo dell'acqua oggetto di deroga da parte di neonati e di bambini fino all'età di 3 anni." (Art. 2 della decisione della commissione).
Ve lo immaginate un sindaco che dice non bevete la mia acqua e la coop che dice non comprate la mia acqua?  Chi ci capisce più qualcosa?

Senza entrare nel merito (sarebbe troppo lungo) una considerazione generale: la ricerca continuerà a innalzare l'asticella sulle concentrazioni dei composti che oggi si riescono a misurare e su quelli che ancora non si misurano. Quindi o ci si mette in testa che l'obiettivo non è erogare acqua come sempre si è fatto ma è perseguire il costante miglioramento del servizio idrico, oppure non se ne esce. Questo vale sia che il gestore sia pubblico che privato. Ovvero governance pubblica del cambiamento continuo per innalzare il benessere, non erogazione del servizio al minor costo.

Il privato di per sé non è cattivo, ma ragiona solo in termini di profitto. Se gli si dice: eroga il servizio al minor costo (o garantendo il maggior canone possibile di concessione) quello si organizza per farlo al meglio. Se invece gli si dice: eroga il servizio secondo parametri qualitativi che ogni anno possono variare, comincia a ragionare diversamente. Ancora una volta: la sola dimensione economica non serve più a nessuno e a niente. Ma anche il pubblico ormai ragiona solo secondo questa dimensione. Siamo diventati una società a una dimensione: quella del denaro oggi e subito. Non ci sono altri orizzonti.

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