sabato 14 aprile 2012

La vita è un rischio finanziario






Goebbles riuscì a convincere milioni di tedeschi che era nobile e giusto eliminare soggetti definiti un rischio per la società. Ci riuscì in oltre 15 anni di buon lavoro sulla coscienza collettiva di un popolo. Dopo di lui, e prima di lui, ce ne sono stati tanti altri. E ce ne sono tutt’ora tanti altri. Alcuni anche molto più bravi di lui. 
Sarò banale, ma non credo di sbagliarmi se dico che l’FMI è già nella top ten di questa classifica e sta puntando alla pole position. Non per una questione ideologica, ma una analisi semantica dei suoi documenti. Basta una scorsa al capitolo 4 del Global Financial Stability Report di aprile 2012 del FMI per capire gli effetti che questi avranno nella coscienza collettiva.

Il capitolo 4 del Global Financial Stability Report di aprile 2012 l'FMI è titolato “impatti finanziari della longevità”, ovvero cosa succede ai conti se continua ad aumentare la durata media della vita.
E’ normale prendere atto di un fenomeno in atto e doveroso analizzarne gli impatti economici.
Ma se il titolo del capitolo 4 appare sobrio, scorrendo il testo si scoprono termini per me innovativi. A pagina 3 c’è il titolo di un paragrafo: “Il rischio longevità”.
Nel Box 4.3 (pag. 7) “Un esempio di shock da longevità” che racconta come, l’introduzione dei farmaci retro virali, cambiando drasticamente le aspettative di vita dei malati di AIDS fino ad allora condannati ad una breve esistenza, generarono uno shock finanziario nelle compagnie che, scommettendo sulla rapida scomparsa dell’intestatario della polizza vita, gliela compravano prima del decesso. Scontata ovviamente, ma così garantivano al malato, di solito senza famiglia, di avere risorse economiche con le quali sostenere le ultime cure (qui per approfondire). Poi si va avanti con i titoli: “l’impatto del rischio longevità”, “gli effetti del rischio longevità nel lungo periodo”…

La longevità, la sopravvivenza sono quindi passati in un rapporto ufficiale del FMI associati al concetto di rischio, problema, impiccio da risolvere. Si parla di rischio di terremoto, di rischio di frana, di rischio di esplosione, non di rischio di fare una festa, rischio di divertirmi, rischio di vivere bene e a lungo.

Sul piano semantico e cognitivo è stato fatto un salto enorme. Un conto è dire: "visto che la durata media della vita aumenta, osservo che questo ha un impatto economico, impatto che va analizzato e gestito", un conto è parlare di rischio, shock, ovvero associare un termine negativo ad un effetto che fino ad oggi nel pensiero collettivo è stato considerato un fatto positivo: che i malati di aids sopravvivano alla malattia, che si viva di più…


Non è poco. Se lo hanno scritto così lucidamente oggi, vuol dire che gli analisti (che scrivono e leggono questi rapporti) sono anni che ormai hanno subito questa mutazione culturale: ogni cosa che fa sballare i conti è associata al termine rischio.


Ora, ad un rischio si risponde con due azioni contemporanee:
- si definiscono misure di adattamento (la situazione cambia e quindi devo modificare i comportamenti per adeguarli alla nuova situazione)
- si definiscono misure di
mitigazione (devo intervenire strutturalmente per ridurre il fenomeno che genera il rischio)


Siamo solo agli inizi quindi di una trasformazione culturale che si deve diffondere. Tra poco, gradualmente ma con decisione, l’informazione metabolizzerà questa trasformazione cognitiva già avvenuta nei rapporto del FMI e si arriverà a titoli di giornali e telegiornali dedicati al rischio generato da chi vive troppo, allo spread che aumenta perché si sopravvive ad una malattia, agli effetti devastanti sul debito pubblico generati dalla carenza da troppo tempo di guerre sul nostro territorio.


Il passaggio in corso è quindi orientato a imprimere questo concetto nella coscienza: io, tu, tuo padre tua madre e i tuoi figli…. siamo un rischio finanziario se vivremo troppo. Creiamo shock finanziari. Se lo spread aumenta è colpa nostra. Concetti come pace, benessere, guarigione, longevità sono rischi, generano shock. 


L'equazione è: vita = problema, impiccio, fastidio per i conti, rischio di perdite finanziarie.


Il rapporto del FMI fornisce tutte le indicazioni per le misure di adattamento e suggerisce strumenti finanziari per gestirlo. A me paiono terrorizzanti al riguardo le figure relative ai Longevity Swap Transaction e i Longevity Swap Transaction di pagina 20 e 21 (cap 4): nuove forme di scommessa, su cui si creeranno titoli derivati che, per come sono costruiti, renderanno conveniente una strage di massa, una guerra in pieno occidente, un terremoto in un’area fortemente urbanizzata, in quanto lo sfoltimento generato da tali eventi consentirà agli scommettitori di avere vantaggi economici. Ma forse mi sbaglio.

Quanto alle misure di mitigazione, ovvero interventi strutturali per ridurre il fenomeno rischioso per l’equilibrio finanziario mondiale, nel rapporto non si dice ovviamente nulla. Ma è  impossibile che qualcuno non stia già definendo misure di mitigazione. E’ impossibile perché se la finanza vede un rischio (e questo lo ha già scritto chiaro nel rapporto) non può non combatterlo: è come lo scorpione con la rana (*). Lo scorpione non è né buono né cattivo se la punge: è solo la sua natura. Tanto che lo fa anche si auto-condanna a morte.





E' quindi naturale che quello che ci sta succedendo attorno contenga già i germi del piano di mitigazione. Non meravigliamocene. Mitigare vuol dire: ridurre il fenomeno a cui è associato il rischio. E il fenomeno da ridurre è la longevità, la sopravvivenza ad una malattia….


Chiudo: oggi è l’anniversario della scomparsa di Vittorio Arrigoni: Restiamo Umani era il 
suo motto. Oggi solo il restiamo è diventato un rischio finanziario. Di umano non rimane più nulla se ci lasciamo convincere che chi guida è l’FMI. Sta già succedendo.


Grazie alla sempre ottima ed efficace Debora Billi per il suo post da cui sono partito
===o===

(*)La rana e lo scorpione (attribuita a Esopo, ma non vi è alcuna certezza)
“Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda." La rana gli rispose "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!" "E per quale motivo dovrei farlo?" incalzò lo scorpione "Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!" La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto. "Perché sono uno scorpione..." rispose lui "E' la mia natura".

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